Tema della settimana: MAYA e ANAVA-MALA

In queste tre settimane che ci separano dalla primavera, esploreremo uno dei concetti cardine della filosofia tantrica non duale, che per altro ho già accennato in passato: MAYA.

Nel processo di creazione dell'universo, il Divino decise di diventare ognuno di noi e lo fece attraverso Maya.

Maya è lo specchio della manifestazione che divide e unisce piano superiore e inferiore, è il perfetto meccanismo con cui il Divino divenne molti creando differenziazione e contrazione della sua essenza.

Spesso vi riporto le parole di questa stupenda tradizione, secondo cui tutti siamo uno, ma una cosa è dirlo, un'altra è sentirlo. Sebbene ci siano dei momenti in cui ci sentiamo connessi e abbiamo uno sguardo interiore di consapevolezza, la maggior parte del tempo ci sentiamo divisi, sconnessi e diversi l'uno dall'altro. Questo sentimento arriva proprio dai poteri di Maya: i malas.


Letteralmente "mala" significa impurità, ma da una visione non duale rappresenta il sentimento di contrazione, l'ignoranza intesa come percezione limitata della realtà, necessaria al Divino per contrarre la sua infinita forma in più corpi umani e non.

I mala sono 3: anava-mala o "impurità dell'individualità", mayiya-mala o "impurità della separazione", karma-mala o "impurità d'azione". Le vedremo una per settimana al fine di portare consapevolezza e luce al momento del Risveglio, della Primavera.


Iniziamo quindi con anava-mala.

L'individualità è fondamentale perché senza essa gli altri due mala non potrebbero esistere e, inoltre, perché costituisce la vera base della limitazione che ci rende esseri finiti e contratti. Consiste nel credere profondamente che siamo esseri incompleti e imperfetti, insignificanti creature che fanno parte di un qualcosa di molto più grande ed esterno. Questa è la prima forma di sofferenza perché distorce la percezione della realtà, impedendoci di vedere che l'energia suprema fluisce in noi.

E' il sentimento di insoddisfazione, noia, qualcosa di mancante e profondamente sbagliato. Allo stesso tempo, però, è proprio questo sentimento che ci spinge a cercare altro, guardare oltre e iniziare un cammino spirituale, come appunto lo Yoga.

Anava-mala non è un pensiero che arriva dalla società, ma qualcosa di radicato in noi, preconscio. Per questo motivo, l'unico modo per sradicarlo dal nostro credo è provare la vera pienezza e completezza. Questo mala è difatti connesso al cuore.


Nella filosofia tantrica non duale, la condizione di individualità limitata contiene già nella sua essenza la possibilità di espandersi e ritornare alla forma di pienezza assoluta. Questo risveglio prende il nome di Shaktipat, ovvero la discesa dell'energia dell'Assoluto. Si tratta di un'esperienza improvvisa che può accadere drasticamente o in modo impercettibile in base a come viviamo il cammino. Questa esperienza è un assaggio del Divino, della consapevolezza su più livelli: l'esperienza di unione profonda con al realtà, la natura, di amore compassionevole fino all'estasi.

Segni di shaktipat possono essere: fascino per i cammini spirituali, ricerca di cibo sano e nutriente, rispetto per i maestri, compassione o la manifestazione del potere creativo.


Cosa senti quando chiudi gli occhi?


Buon viaggio!

Con amore,

Laura