Tema della settimana: KARMA-MALA

Ci siamo, tra una settimana sarà primavera e con essa arriverà il tempo per rinascere e fiorire. Oggi però ci prendiamo il tempo di concludere il ciclo dei mala, togliendo anche l'ultimo strato di impurità connesso al corpo fisico. Si, perchè oggi parliamo di karma-mala o impurità dell'azione.

Karma-mala si riferisce alla schiavitù del karma, ovvero un legame per il quale ogni azione commessa, in questa o in vite passate, ha una conseguenza. Il karma è come una faretra che contiene le frecce pronte a scoccare nella vita attuale. Oggigiorno però l'uso della parola karma sembra intendere una sorta di vittimismo o passività, come se fosse un qualcosa che inevitabilmente subiamo. In realtà, il karma è esattamente l'opposto.


Ogni azione commessa a partire da avidya, ignoranza crea ripercussioni karmiche. Le forme primarie di ignoranza sono raga, attaccamento e dvasha, avversione. L'attaccamento è la convinzione che necessitiamo di qualcosa al di fuori della nostra essenza per essere completi: successo, partner, lavoro giusto, approvazione ecc.

L'avversione è l'esatto opposto, ovvero la convinzione che non possiamo considerarci completi fino a quando certe cose non vengono eliminate o evitate. Quando siamo guidati dall'attaccamento o dall'avversione commettiamo azioni conflittuali che nuocciono noi stessi o altri. Più questi sentimenti ci controllano, più le azioni che commettiamo avranno conseguenze estreme a livello karmico.


Solo le azioni che commettiamo come spontanea espressione della nostra essenza, senza motivazioni personali di guadagno o perdita, non generano ripercussioni karmiche.


Ma quindi come ci liberiamo del karma? Ma soprattutto, ci dobbiamo preoccupare di farlo?


Vi tranquillizzo subito... No, non dobbiamo eliminare il karma. Non sarebbe neanche una cosa fattibile. Il karma diventa incontrollabile se ci lasciamo ossessionare dall'idea di interromperne il ciclo. Il karma va bruciato, dal fuoco che abbiamo dentro, la fiamma di cui spesso vi parlo, che rappresenta la nostra coscienza suprema, la nostra essenza. Come?


Sebbene nella tradizione tantrica esista una vera iniziazione-, chiamata diksa, con l'obiettivo di purificare il karma di una persona dalle azioni commesse nelle vite passate e destinate ad avere conseguenze nella vita attuale, questa soluzione non potrebbe applicarsi a noi, comuni mortali del mondo occidentale.

Ne consegue che esiste una sola via percorribile nella visione tantrica: smettere di essere la persona a cui quel karma fa riferimento. Una volta che rinunci definitivamente alla persona che ha generato il karma, sei libero. Non si tratta di una scorciatoia, perché dal punto di vista spirituale, dobbiamo scontare il karma che abbiamo personalmente commesso. Nel momento in cui, però, lasciamo andare quella parte di noi che genera il karma, allora potremmo iniziare a bruciare ciò che rimane ed essere liberi.


Il modo migliore è iniziare a chiedersi: qual è la radice di quell'azione? Da dove arriva quel desiderio?

Diventare consapevoli che non c'è nulla al di fuori di noi stessi, intesi come parte più profonda e vera che ci unisce, che potrà mai renderci più completi o perfetti, né aggiungendo, né eliminando. Questo stato di profondo amore e rispetto per noi stessi renderà più facile fare azioni senza secondi fini. E' la radice, non il frutto dell'azione che rende quest'ultima egoista o meno.


Non c'è bisogno di dire che una volta compreso che siamo completi, abbandonando anava-mala, e connessi l'uno con l'altro, eliminando anche mayiya-mala, allora anche l'impurità dell'azione, karma-mala inizierà a sgretolarsi.

Quindi, la morale della visione tantrica è proprio: non preoccuparti del karma, ma agisci partendo dalla radice della tua vera essenza, nella compassione e consapevolezza che siamo tutti Uno.


Buon viaggio.

Con amore,

Laura